Omelia Mons. Zenti per l'apertura dell'Anno della Fede

Un Anno di grazia

Omelia del Vescovo di Verona
Mons. Giuseppe Zenti

alla celebrazione di apertura
dell’Anno della Fede


Cattedrale di Verona 
Giovedì 11 ottobre 2012


  
Carissimi, l’anno della fede, da tempo annunciato come un dono della Provvidenza alla sua Chiesa e solennemente aperto questa mattina da papa Benedetto XVI, evoca per noi quell’ “anno di grazia” che il profeta Isaia annunciava agli ebrei tornati dall’esilio e già ormai stanziati nella terra promessa: un anno in cui era loro concesso di sperimentare la liberazione di Dio, la sua consolazione, la sua vicinanza, il dono di essere suoi sacerdoti, alleati, ministri e sposi, pronti a far germogliare ciò che è giusto ai suoi occhi.
Nel tratto poi della lettera ai Galati, proclamato come seconda lettura, l’apostolo Paolo, dopo aver ancora una volta evidenziato la gratuità dei doni di Dio, tra i quali primeggia la fede, precisa che la fede per sua natura si esprime in gesti di solidarietà fraterna: “Ciò che vale è la fede che si rende operosa per mezzo della carità”. Dunque, nell’Anno di grazia della fede siamo chiamati a dare concretezza espressiva alla fede mediante consequenziali opere di carità fraterna.
Infine, l’evangelista Matteo, mette come sigillo di tutto il suo Vangelo il mandato di Cristo: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Come a dirci: la fede, i cui contenuti salvifici sono registrati nel Vangelo, non va considerata un bene privato. Va comunicata al più vasto numero possibile di persone, sull’esempio di Paolo, in quanto Dio ha destinato la sua Parola ad essere patrimonio dell’umanità a livello universale. Tutti gli uomini hanno bisogno della fede nata dall’ascolto e dalla accoglienza del Vangelo per una qualità di vita degna dell’uomo. Tutti perciò ne hanno diritto.
Fede in Chi? Nel mistero dell’Amore trinitario di Dio, nel cui grembo il sacramento del Battesimo ci immerge perché la vita del credente battezzato sia vita trinitaria, secondo la scansione: mi fido di Dio, mi confido con Dio, mi affido a Dio, gli chiedo la grazia della fedeltà a Lui.
Senza voler dare una definizione della fede, tentiamo di evidenziarne le coordinate: sostanzialmente per fede intendiamo l’atto con il quale, per grazia di Dio, metto al centro della mia vita non il mio io, ma Dio, Mistero di Amore trinitario, al fine di agire non come piace a me, assecondando e appagando gli impulsi delle passioni disordinate, ma come è gradito a Dio, che mi abilita a vivere da figlio suo.


   Dove attingere la fede autentica e certa?

   Ora, benché la fede non possa essere ridotta a puro atto intellettuale, tuttavia il credente non può esimersi dalla conoscenza razionale dell’intero patrimonio della fede, perché essa non sia esposta ai pericoli del fideismo o dell’eresia, cioè della sua decurtazione o della sua alterazione. L’uomo ha bisogno di conoscere chi è lui in Dio, chi è lui per Dio, al fine di aderire con libero assenso a Lui, nel Quale riconoscere il proprio Creatore e Salvatore. Come a dire che prima di tutto l’uomo si pone l’interrogativo: chi sono io per Dio? Soltanto quando, sulla base della Rivelazione, capisce di essere creato ad immagine e somiglianza di Dio, di essere per Dio un dio sul piano creaturale in quanto partecipe della sua natura divina, si predispone, nella fede obbedienziale, a domandarsi: ma allora chi è Dio per me? Dio non può che essere il mio Dio, il mio Assoluto, il Signore della mia vita.
A tal fine occorre essere sicuri di attingere al patrimonio certo della fede genuina, al “depositum fidei”. Ebbene, l’unico soggetto garante della genuinità della fede, per volontà di Cristo, è la sua Chiesa che va interpellata soprattutto nel suo Magistero. È proprio la Chiesa che si prende cura dell’autenticità della fede dei suoi fedeli, oggi particolarmente esposti alle crisi di fede provocate, come da sempre, dall’interrogarsi personale, ma non meno dalla cultura più diffusa, dominante, che ha dichiarato la fede inutile, comunque non significante, agli effetti della edificazione della società civile all’altezza del postmoderno. La crisi più radicale, matrice di tutte le altre crisi, ad esempio la crisi di senso e della morale, è quella della fede.
È allora quanto mai necessario e urgente offrire a tutti la possibilità di alimentare la propria fede battesimale, rimotivandola, assumendola come propria con consapevolezza, per cui un credente può dire a se stesso: so perché credo, perché so a Chi credo (cfr 2 Tm 1, 12), alimentandola alle sue fonti più genuine: tre, in particolare, tra di loro interconnesse, di facile accesso per chiunque: la Parola di Dio, patrimonio fontale della fede; il Concilio Vaticano II che ci offre una teologia-pastorale aggiornata sulla linea dell’autenticità della fede e il Catechismo della Chiesa Cattolica che ne offre il quadro organico, sistematico.
Potremmo aggiungere come fonte, pur non primaria ma risorgiva, di fede, i Padri della Chiesa, per noi S. Zeno che ricordiamo come padre della nostra fede specialmente in occasione dei milleseicentocinquanta anni dalla sua ordinazione episcopale avvenuta nel 362. La lettura assidua e attenta delle loro opere è vero nutrimento di fede autentica. Sempre al fine di alimentare la nostra fede risultano assai utili gli interventi  magisteriali del Santo Padre, dei Vescovi, a partire dal proprio Vescovo, e anche gli studi dei teologi, del passato e del presente, di sicura dottrina.


   La fede resa credibile negli ambiti della laicità dai laici maturi nella fede

   Se ci risultano sufficientemente chiari il senso, gli obiettivi e le fonti della fede autentica, possiamo ora riflettere, a flash, sul mandato che Cristo affida alla Chiesa di trasmetterla ovunque. Oggi, più di ieri, si constata che negli ambiti della laicità, sempre più secolarizzati, la fede riacquista credibilità, pur non senza fatiche, quasi esclusivamente attraverso i laici cristiani che se ne fanno carico. Laici cristiani, formati anche sul piano culturale nei confronti del patrimonio della fede, come abbiamo rilevato, ma soprattutto capaci di testimonianza. Intendo dire che specialmente oggi la presa in considerazione e l’accoglienza della fede da parte di chi è sulla soglia, o di chi è indifferente, non interessato, non prescinde dalla constatazione della sua incidenza reale sul senso e sulla qualità del vivere dell’uomo, come password delle problematiche esistenziali di oggi. Queste persone, molte delle quali in travaglio di ricerca, prima di dare un credito di fiducia ai cristiani, pretendono di constatare se di fatto la fede cristiana ha qualche cosa di serio e di originale da dire, non solo interpretativo ma anche orientativo, al groviglio delle questioni che stanno frenando il cammino di maturazione delle grandi aspirazioni dei popoli.
Parliamo dunque di una fede significativa agli effetti della evoluzione positiva della storia, cioè di una fede incarnata e incarnabile nella vita di tutti i giorni, in grado di mostrare la sua valenza antropologica e sociologica, al punto da farsi carico della complessità delle situazioni problematiche, esponendosi, se occorre, anche in prima fila, secondo l’esortazione di Gesù: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e diano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5, 16). O, per dirla con papa Benedetto, nel suo intervento di questa mattina, anche ai laici compete, con profondo anelito del cuore, “riannunciare Cristo all’uomo contemporaneo”, farlo cioè conoscere in tutta la sua carica di umanizzazione alta, fino a farlo vivere nella dignità di figlio adottivo di Dio. La fede infatti interpella l’uomo, tutto l’uomo, in favore della crescita dell’uomo, considerato con la simpatia propria dello sguardo benevolo di Dio, e amato con il cuore di Dio. E impegna la vita del credente nel segno della libertà chiamata a responsabilità. Qui si dimostra la maturità del laico cristiano che assume la fede come anima del suo vivere, parametro su cui calibrare e misurare le sue scelte di vita. Tale maturità consiste fondamentalmente nella capacità del laico cristiano di coniugare in modo significativo Parola di Dio, autenticamente interpretata dal Magistero, e vita personale, familiare, relazionale, professionale. O per usare un’altra espressione, con il medesimo senso, di coniugare liturgia e vita, vita e liturgia.

Carissimi, questa sera, inizio dell’Anno della fede, che intendiamo riscoprire, alimentare e concretizzare nell’impegno della carità solidale, vogliamo dire a tutti i laici cristiani che la Chiesa è a loro vicina, in tutte le sue componenti e li incoraggia ad essere i profeti e i testimoni credibili di Dio nel mondo della laicità. Abbiano la certezza che l’impresa non è di loro pertinenza. È di Dio. Ed essi sono i suoi araldi. Di cui Dio si avvale per entrare in ambienti notoriamente e programmaticamente estranei a Dio. Si avvale di loro per far penetrare nella mente e nel cuore di tante persone, stordite e senza orizzonte, la luce della verità che promana dalla fede cristiana, resa simpatica e appetibile grazie alla bella testimonianza data dai laici che essa è in grado di aggiungere umanesimo all’umanesimo, caratteristica dell’umanesimo cristiano, cui sta immensamente a cuore il destino dell’uomo. Per il quale non teme di buttarsi nella mischia pur di ridare senso al suo vivere.
Un laicato di questa tempra esige un presbiterio all’altezza del suo compito formativo. Pertanto, tutti - laici, consacrati e ordinati - invochiamo concordi la grazia di nuove vocazioni al presbiterato, a servizio della vocazione battesimale laicale. Un forte presbiterio, all’altezza della santità ad esso richiesta, e un laicato da esso formato al senso delle responsabilità negli ambiti della laicità e della corresponsabilità ecclesiale, restano le due corsie preferenziali della nuova evangelizzazione, la sua più efficace strategia. Non ci sono dubbi che, grazie al rinnovamento del presbiterio e al rinnovamento del laicato cattolico, ci attende una nuova stagione di efficace evangelizzazione, più da aurora del cristianesimo che da suo tramonto.
Carissimi, l’Anno della fede sia per tutta la nostra chiesa diocesana un anno di grazia. Sia un anno di vera maturazione della nostra fede, di educazione “all’obbedienza della fede”, come precisa Paolo, propiziatrice la Vergine Maria, la donna della fede, maestra e madre della nostra fede.

+ Giuseppe Zenti

 

Cerca

Calendario

<< Dicembre 2018 >> 
 Do  Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa 
        1
  2  3  4  5  6  7  8
  9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031     

Liturgia di oggi

Liturgia di domani